Collana Lupo in Argento 925 e Abalone
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Abalone

Con questo termine, derivante dal termine spagnolo abulon, si identificano un gruppo di molluschi appartenenti alla classe dei Gasteropodi, famiglia Haliotidae, genere Haliotis, caratterizzati dal fatto di avere una sola valva, che copre l’animale come un tetto, per cui secondo alcuni potrebbero essere classificati anche come “lumache marine”. Nel mondo vi sono circa 100 specie diverse di Haliotis, sparsi lungo le acque costiere di ogni continente, ma solo una quindicina di queste sono allevate ad uso alimentare e ornamentale. L’abalone è diffuso in tutti i mari, compreso il Mediterraneo, e nelle sue molte varietà ha dimensioni che vanno da quelle di un piattino da frutta a quelle di una grossa zuppiera (da 10 a 50 cm di diametro circa). In Italia è presente solo sulla costa orientale della Sicilia, dove viene pescato in tarda primavera e in estate. La conchiglia, di colore diverso da specie a specie, somiglia vagamente ad un orecchio; per questo in Italia, oltre ai nomi classici di abalone , è chiamato anche orecchio di mare, patella reale, orecchio di Venere e, in Sicilia, occhio di bue. Lo strato più interno della conchiglia è composto di madreperla, che in molte specie è altamente iridescente, per cui dà luogo a una gamma di colori forti e mutevoli che la rendono attraente come oggetto decorativo.

Il lupo incarna la doppia veste di bestia selvaggia portatrice di morte e distruzione, e al tempo stesso iniziatore e portatore di conoscenza. Animale iperboreo, rappresenta la luce primordiale originale e lo si ritrova infatti al centro di tutte le antiche tradizioni nordiche: è l’animale che vede la notte e i suoi occhi al buio sono luminosissimi. Nella mitologia greca, L’aurora (vedere Sant’Agostino) viene definita anche lykauges, luce dei lupi, e la natura solare di questi animali permetterebbe loro anche di vedere nel buio.

 

Il lupo è anche uno degli animali totemici più importanti delle antiche civiltà nomadi; un archetipo che incarna motivi sessuali ancestrali, ancor più paurosi della sua stessa animalità.
Nelle regioni siberiani esso rappresenta la fecondità, per i turchi e i mongoli è l’antenato del conquistatore Gengis Khan: il lupo celeste è il compagno della cerva bianca, che rappresenta la terra da cui nascono eroi e capi di alto lignaggio.
La forza e l’ardore in combattimento fanno del lupo un’allegoria guerriera per molti popoli: “Io sono il lupo solitario, mi aggiro in paesi diversi” recita un canto di guerra degli indiani d’America. Il lupo bianco, Fenrir fu associato, nei paesi scandinavi arcaici, al dio della vittoria Tyr, ed alla di lui runa Taiwaz.
Nella nostra cultura il lupo è noto soprattutto per la sua ferocia e la voracità aggressiva. Diventa un simbolo di malvagità in quanto pericolo reale connesso al mondo agreste della pastorizia, nelle zone montane e nelle pianure ove aggrediva le greggi sterminandole. Il terrore che incute questo animale è però atavico e universale: può essere associato al buio della caverna, all’abisso delle sue fauci fameliche, alle fitte pericolose foreste. Nella nostra tradizione culturale ci sono tanti “detti popolari” che lo vedono protagonista, sempre nella sua veste spaventosa, che ne sottolineano l’aspetto pericoloso o l’aggressività. Molti altri ancora che sembrano metterne in luce la selvatichezza e l’indomabilità quali caratteristiche solo negative. Ma come tutti i simboli, anche il lupo ha una natura ambivalente: la sua gola è la caverna, l’inferno, la notte, l’antro pericoloso il cui passaggio, tuttavia, è necessario poiché porta alla liberazione simboleggiando così un vero e proprio viaggio iniziatico che prevede l’inderogabile necessità per l’uomo di attraversare, per la sua stessa salvezza, il mondo degli inferi, per riportare la luce nella comunità umana.
Quanto alla sua similarità con il cane di cui è antenato, il lupo è anch’esso psicopompo e sorveglia l’entrata del regno dei defunti. Nei musei di Perugia e Volterra sono conservati dei vasi funerari etruschi raffiguranti il lupo che si affaccia dalla caverna in comunicazione con l’altro mondo. Le sue stesse fauci sono simbolo di quell’antro da cui non si fa ritorno.

Spirito minaccioso, dunque, ma dotato di grande fascinazione per la potenza che, nel bene e nel male, suscita nella coscienza: come la luce esce dall’ombra, il lupo esce dalla tana e dal bosco, per questo è pericoloso: evoca un’idea di forza a stento contenuta, è forse simbolo dell’esperienza archetipica con il numen, che, per definizione, è fuori dal tempo e non è assimilabile ad alcuna altra esperienza precedente.

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