Anello Pavone in Argento Antico 925
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Secondo la leggenda, Zeus si era invaghito di Io, giovane e bella sacerdotessa di Era Argiva, così scatenando le ire della divina e gelosa consorte. Per sottrarla alle sue vendette, Zeus tramutò Io in una splendente giovenca ma Era pretese – quale dimostrazione di fedeltà – che ella le venisse consacrata, e la pose sotto la custodia di Argo dai Cento Occhi.

Era questi un discendente di Zeus, dotato di forza prodigiosa, ma soprattutto capace di vedere in tutte le direzioni e di dormire con gli occhi chiusi a metà. Per restituire la libertà alla sua amata, Zeus incaricò Ermes di neutralizzare Argo: secondo una versione Ermes lo uccise, oppure lo addormentò con il suono del flauto di Pan o con il la sua bacchetta divina. In segno di riconoscenza per l’aiuto comunque ricevuto, Era immortalò Argo nella costellazione del Pavone, collocando i suoi cento occhi sulle piume dell’uccello a lei sacro.

 
pavone

Il mito Sufi

Il mito narra che un giovane di nome Adi il Calcolatore partì alla ricerca della conoscenza superiore. Il suo maestro gli suggerì di andare a sud e di cercare il significato del Pavone e del Serpente. Dopo un lungo viaggio Adi giunse in Iraq dove incontrò proprio questi due animali che discutevano dei rispettivi meriti.

Il pavone diceva di essere il più importante e di simboleggiare l’aspirazione, la bellezza celestiale, la conoscenza delle realtà superiori celate all’essere umano comune. Il serpente d’altra parte affermava di simboleggiare le stesse cose e di aiutare l’uomo a ricordarsi di se stesso.

Il pavone non ne era convinto e accusava il serpente di essere pericoloso e dissimulatore, caratteristiche che in effetti gli appartenevano e che erano le sue peculiarità “umane”. Ma il serpente replicò che oltre a quei difetti, aveva anche tante qualità. Inoltre disse al pavone che anche lui era vanitoso, paffuto e con un grido stridulo, zampe grandi e piume eccessive.

 

Adi dopo aver ascoltato il battibecco, li fermò e disse loro che non avevano totalmente ragione ma che escludendo le loro preoccupazioni personali, insieme rappresentavano un messaggio per l’umanità. Adi affermò che l’uomo assomiglia al serpente nel suo strisciare a terra nonostante sia dotato delle capacità di innalzarsi al cielo come l’uccello.

Sono la sua avidità e il suo egoismo a impedirglielo perché quando tenta di elevarsi diventa eccessivamente orgoglioso come il pavone. Il pavone cela le potenzialità dell’uomo non realizzate totalmente mentre la lucentezza del serpente rappresenta la possibilità della bellezza.

Una Voce si aggiunse alle considerazioni di Adi affermando che le due creature sono dotate di vita, un fattore determinante:

“Litigano perché ognuna si è accontentata del proprio modo di vita, pensando che costituisse la realizzazione di uno status reale. Tuttavia, una custodisce dei tesori, ma non può attingervi. L’altra riflette la bellezza, che in se stessa è un tesoro, ma non può servirsene per trasformarsi. Benché non abbiano approfittato di ciò che è stato loro offerto, ne sono pur sempre un simbolo, per coloro che sanno vedere e sentire”.

 

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